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IN VINO SALUS

Se agli annali è passato il ben più celebre proverbio latino “in vino veritas”, è altrettanto vero che le qualità medicamentose della bevanda bacchica sono conosciute sin dalla notte dei tempi. Facendo un piccolo excursus nel mondo occidentale, dall’epoca dei greci ad oggi, ci si renderà conto di come al vino siano state attribuite qualità sorprendenti e come, in fondo, qualche possibilità di migliorare la nostra vita (fisica e psicologica) l’abbia avuta, e continui ad averla, veramente.

Il vino come medicina: in principio erano i Greci

Il vino, oltre ad apportare benefici spirituali nei riti religiosi greci, soddisfaceva, per la medicina ellenica, parte dei bisogni fisici. Il testimone più lontano, e probabilmente più fascinoso, fu Omero. Nella sua Iliade non meno di 147 ferite sono state trattate con il vino, con un tasso di guarigione pari al 22%. Bisogna tuttavia dire che non veniva usato nella forma e nei modi che tutti noi oggi conosciamo, ma, bensì, come unguento medicamentoso al quale venivano aggiunti formaggio di capra ed orzo. Nei secoli successivi, le proprietà del vino sfociarono in una vero e proprio modus pensandi: la teoria umorale. Ippocrate, forse il più famoso medico dell’antichità, attorno al 400 a.C. scrisse un vero e proprio trattato. Secondo il suo punto di vista, la chiave per rimanere in salute risiedeva nel riuscire a far stare in equilibrio i quattro umori corporali: sangue, flemma, bile ed atrabile. Neanche a dirlo, il medico greco riteneva che il vino fosse particolarmente efficace per trattare numerosi malanni e, ad ogni malattia, prescriveva una tipologia di vino differente.

La medicina all’ombra del Colosseo

A Roma, almeno inizialmente, vi era una certa discordanza sulle potenzialità in medicina del vino, tanto che Plinio si trovò a scrivere che: “Non c’è materia più difficile da trattare del vino […] i pareri dei medici al proposito sono discordi”. Se con Asclepiade, il medico greco che maggiormente influenzò la medici romana in quegli anni, il vino tornò ad essere una specie di panacea per tutti i mali, fu però Celso il primo medico romano a far diventare l’uso del vino un paradigma costante nella cura di febbri e malattie. Difatti, ampliò i ragionamenti sino ad allora fatti, con dissertazioni sul valore delle diverse annate e dei diversi vini.

Il vino nel Medioevo: una medicina sempre di moda

Se è vero che nel Medioevo la medicina aveva fatto passi avanti, è altrettanto vero che il vino rimase una terapia comune. Un ruolo predominante nel mantenimento di questa usanza lo ebbero senza dubbio le comunità monastiche. Ad esempio, le ricette galeniche furono alla base di uno dei trattati più importanti dell’epoca: il codice sanitario Regimen sanitatis Salernitanum appartenente alla famosa scuola benedettina di Salerno. Si riuscì addirittura, in un testo spagnolo del XIII secolo, a catalogare ben quarantanove tipi di vini medicamentosi, anche se la qualità principale della bevanda di Bacco sembrava essere la capacità di nascondere i sapori terribili delle sostanze con le quali era mescolato. Quel che però balza all’occhio è sicuramente il fatto che non si trattava di una moda, ma di un vero e proprio uso sempre più diffuso ed accreditato.

Vino e Rinascimento: quando il piacere cura l’anima

Se già in epoche passate erano state catalogate le pozioni a base di vino ed erbe medicinali, il Rinascimento non tardò a dare il suo contributo. Si pensi, ad esempio, al Dispensatorium di Valerius Cordus (1546). In questo periodo, sebbene il vino ebbe una parte secondaria nella farmacologia rinascimentale, acquisì un ruolo nuovo. Ad esempio, negli ospedali italiani il vino scorreva a fiumi. Ogni paziente aveva la possibilità di sceglierlo in base alla propria malattia, coniugandolo con l’umore che si riteneva alterato e bevendolo per migliorare lo spirito. In un secolo di grande fermento intellettuale vi fu anche chi pose l’accento sulle controindicazioni di un prodotto che, in molti casi, non veniva usato con parsimonia.

Seicento e Settecento: secoli di alti e bassi

Nel Seicento a tener banco furono ancora le discussioni attorno alle teorie umorali. La comunità medica non si trovava sempre d’accordo sul rimedio migliore per bilanciare gli umori ballerini del corpo umano. Dopo una serie di scontri e titubanze, il secolo si chiuse con la pubblicazione di numerose farmacopee che acclamavano i benefici del vino. La parola fine fu posta dal testo di William Buchan: Medicina Domestica. In questo libro si leggeva che: “bisogna di dire il vero, [il vino] vale quanto tutti gli altri cordiali assieme”.

Vino e medicina moderna (o quasi)

Durante il Settecento le teorie umorali ed i benefici del vino furono inizialmente messi in discussione. William Harvey, nel trattato Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, fu il primo a sollevare dubbi concreti. Tuttavia, né lui né altri studiosi riuscirono mai ad unificare gli studi fatti, con il risultato che la terapia a base di vino aumentò la propria risonanza. Il vino continuò ad essere usato sia per i suoi benefici diretti sia come solvente grazie al quale veicolare altre sostanza. Passando in rassegna le varie farmacopee ottocentesche si vede come sia in Inghilterra, con la The London Pharmacopeia, in Francia, con la Pharmacopée Universelle di Parigi, e addirittura negli Stati Uniti, con la Pharmacopeia, l’uso del vino fosse un argomento tutto fuorché di moda.

La fine di questi rimedi, o, per meglio, dire, una momentanea flessione, si ebbe a causa dalle invettive a favore della temperanza. Il clima proibizionistico oltreoceano intaccò anche l’uso di alcolici medicamentosi. E, ben presto, anche in Inghilterra, che nel 1932 era la patria della temperanza, escluse dalle sue farmacopee vini che vi risiedevano da secoli.

Il vino oggi

Senza prodigarsi a citare innumerevoli ricerche di settore, basterebbe, per comprendere la reale portata dei benefici del vino, leggere anche solo una volta le carte del cosiddetto “Paradosso Francese”. Comunque sia, se è vero che ad oggi le teorie umorali sono da considerarsi giustamente obsolete e che nuove forme di medicina hanno soppiantato l’uso del vino a scopo prettamente medicamentoso, è altrettanto vero un fatto: è la stessa scienza moderna che si è soffermata a studiare le proprietà del vino. Innanzitutto si è data la conferma, seppur con i dovuti distingua, che alcune intuizioni dei medici antichi erano corrette; ma soprattutto sono state evidenziate proprietà preventive quanto mai sorprendenti. Senza esagerare nell’assunzione (si parla di un bicchiere ad ogni pasto) e, soprattutto senza lesinare sulla qualità, ecco alcune delle proprietà ad ora ritrovate in questa strepitosa bevanda.

  • I polifenoli naturalmente presenti nel vino sono in grado di prevenire la formazione di depositi di colesterolo nelle arterie o la formazione di placche: veri e propri responsabili di infarti ed ictus.
  • Sempre i polifenoli riescono a ridurre l’effetto delle sostanze nocive presenti nei grassi, migliorando ed aiutando così il metabolismo.
  • Ancora i polifenoli (vera e propria panacea) sono in grado di aiutare la prevenzione di tumori, disturbi neurovegetativi, stress ossidativo
  • Il resveratrolo è in grado di combattere i danni provocati dall’ictus.
  • Il vino in generale ha poi attitudini positive nei confronti di diabete, ossa, articolazioni e colecisti.
  • Il cromo, contenuto nel vino, favorendo la produzione dell’insulina, risulta benefico nella prevenzione del diabete.

In conclusione si può poi dire che il vino ha proprietà terapeutiche anche sull’umore. Come null’altro è in grado di ingentilire una giornata stressante, di rendere serate piacevoli pressoché indimenticabili o di essere un buon compagno di meditazione laddove si abbia bisogno di ritagliarsi qualche piccolo spazio di solitudine conoscitiva.

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