ricerca

opzioni

filtri

 

i tuoi acquisti

nessun carrello

numero articoli: 0

totale € 0,00

vai al carrello
Meregalli Wine App

RUBRICHE

IL VINO DALL’800 AL SECOLO BREVE

Nell’800 il vino ha oramai acquisito uno statuto di grande rilievo soprattutto presso le tavole nobili. Difatti, in particolar modo nel Nord Europa, se la birra era rimasta, per tradizione ma anche per costi, la bevanda alcolica di maggior consumo, il vino divenne sinonimo di qualità e raffinatezza. È in questo periodo che si acuirono le differenze tra i vini prodotti, a sottolineare ulteriormente la ricerca della qualità, e che aumentò in maniera esponenziale la percentuale di vini esportati nel Nord Europa da parte della Francia.

Sulla scia dell’unità d’Italia, anche il nostro paese si mise al passo coi tempi, grazie a Camillo Benso Conte di Cavour e a Bettino Ricasoli. L’800 non fu però solo rose e fiori: anzi. Fu anche il secolo che vide l’epidemia del mal bianco (iodio) e soprattutto della filossera. Ambedue provenienti dal Nuovo Mondo misero in crisi la produzione vitivinicola europea, costringendo i viticoltori a correre ai ripari innestando ceppi di vite americana sui ceppi autoctoni.

All’interno di questa realtà storica ritornò in auge quella dimensione edonistica che da sempre aveva accompagnato il vino. La bevanda di Bacco, soprattutto in quella Francia che era sempre più le “centre vivant” d’Europa, divenne amico intimo delle anime degli artisti ed uno dei medium privilegiati per raggiungere quei Paradisi Artificiali che vedranno in Baudelaire il loro preconizzatore.

Gli artisti francesi dell’Ottocento non fecero altro che trarre ispirazione dalla realtà sociale e politica del mondo nel quale vivevano, mettendo in risalto come il vino fosse diventato un elemento sempre più importante nella vita quotidiana dell’epoca. I Café de Paris erano pieni di giovani e meno giovani alle prese con bicchieri ricolmi e le serate nella “ville lumière” danzavano al ritmo dei calici ed illuminate dalle luci dei lampioni.

Il vino arrivò ad avere una dimensione così importante che Baudelaire lo immortalò con queste parole:

“Nelle bottiglie, a sera, l’anima del vino / cantava: «O uomo, dalla mia prigione / di vetro e ceralacca, sventurato che amo, / ti giunga una fraterna, luminosa canzone!»

Il vino non era più solo da bersi, ma anche da viversi. Molto sottotraccia iniziano ad essere poste le basi per un mutamento di grande valore che abbraccerà il vino alla fine del ‘900.

Durante gli anni del la Belle Époque il vino raggiunse come non mai, probabilmente, la sfera del più puro e sfrenato edonismo. Se Parigi era un turbinio di calici di Champagne che brillavano e risuonavano, anche città quali Berlino, Milano, Londra, non erano da meno. Se in campagna o fuori dalle grandi città il vino era ancora legato ad una realtà rurale e di sussistenza, nei grandi centri urbani si andavano via-via toccando gli apogei della dimensione edonistica di questa splendida bevanda.

Ad interrompere questa tendenza, si può dire, magari semplificando un po’, che saranno gli anni che vanno dalla Prima Guerra Mondiale al secondo dopoguerra: con una brutalità mai vista prima spazzeranno via, almeno momentaneamente, ed almeno nella maggior parte della popolazione europea, la dimensione più festosa del vino.

A riprova di quanto detto basti pensare che durante la Grande Guerra la razione quotidiana di vino per i soldati superava il litro. Come dire: non si cercava più l’esperienza del bere, ma l’effetto. D’altro canto la contingenza storica non poteva e non sopportava la lucidità delle menti.

Con la fine delle ostilità, con la ripresa economica e con il miglioramento del tenore di vita, a partire dal secondo dopoguerra il mondo del vino riprese quel discorso che i due conflitti mondiali avevano barbaramente interrotto. Un po’ ovunque sorsero circoli e discussioni attorno al mondo vitivinicolo che portarono ad una crescente cultura in senso lato e, soprattutto, ad una regolamentazione sempre più rigorosa.

Senza addentrarci in particolarismi eccessivi si può dire che i primi passi per la costruzione di quel mondo enologico che oggi tutti noi conosciamo e viviamo in prima persona furono fatti nella seconda metà del XX secolo quando si iniziò a parlar di vino non più come semplice prodotto, ma come patrimonio in grado di regalare una mappa conoscitiva del territorio dal quale proviene e, soprattutto, come di un prodotto in grado di generare un tessuto umano e culturale ancorché organolettico.

Col passare degli anni si può senz’altro dire che il vino non è più solo un rito, un simbolo, una bevanda o il frutto del lavoro dei viticoltori. A tutti gli effetti il vino è divenuto un’esperienza culturale ed emozionale.

Social

  • facebook
  • facebook

Paghi con

e-Shop

Newsletter

Iscrivendoti alla nostra newsletter sarai sempre aggiornato via mail sulle ultime novità...

iscriviti subito

(C) Meregalli 2012 all right reserved      |      web:eurobusiness